Quando il razzismo scende in campo

Mercoledì 2 maggio esce in tutte le librerie, per la collana Le Staffette di Edizioni Gruppo Abele, Che razza di calcio, di Lamberto Gherpelli.
Ripercorrendo la storia del calcio, Lamberto Gherpelli raccoglie episodi di ordinario razzismo dentro e fuori gli stadi, senza dimenticare gli esempi virtuosi di integrazione e tolleranza.
Caccia allo straniero
«Pensavamo fosse la figlia di Fantozzi», così gli ultrà del Lazio si sono giustificati per aver esposto sulla curva sud dell’Olimpico, come sfottò, la foto di Anna Frank con la maglia della Roma.
Antisemitismo, razzismo, omofobia, maschilismo: in una parola, intolleranza. Con una media di cinquanta casi di razzismo per stagione calcistica, questo spettro aleggia dentro e fuori gli stadi, in Italia più che altrove. Se il sano tifo per la propria squadra viene contaminato da ideologie xenofobe, lo straniero diventa, ancora una volta, il nemico da fischiare. Ma c’è chi reagisce: campioni che si dimostrano tali anche fuori dagli stadi, associazioni, semplici tifosi che amano “il gioco più bello del mondo” e i suoi protagonisti di ogni colore. Gli stadi, del resto, sono uno specchio della società: nel bene e nel male. Lo scrive, con una sintesi efficacissima, Lilian Thuram, difensore di Parma, Juventus, Barcellona e della Nazionale francese, uno dei più grandi di tutti i tempi: «Io sono diventato nero a nove anni, quando sono arrivato in Francia e ho incontrato i bianchi. Si diventa neri con gli sguardi degli altri». Di quegli sguardi, di quelle voci e di chi non ci sta parla questo libro di Lamberto Gherpelli, ripercorrendo il mondo del pallone dalle origini fino ai prossimi mondiali di Russia.

Lo sport che cambia il mondo
Un’analisi puntuale della storia del calcio e del razzismo che ci vive dentro. Da uno sport per soli maschi bianchi inglesi fino al regno di Pelè, per approdare al presente, Lamberto Gherpelli passa in rassegna tanti casi di xenofobia e intolleranza, e non solo dagli spalti delle tifoserie. Come l’imbarazzante caso di Carlo Tavecchio che, da presidente della FIGC, diede del “mangia banane” a un non specificato giocatore nero. Una denuncia presa a cuore anche dall’Associazione Italiana Calciatori, che nella prefazione raccoglie le testimonianze di calciatori e calciatrici che il razzismo lo hanno vissuto, come Nicolás Burdisso, Simone Perrotta o la capitana della Juventus Women Sara Gama. Cercando di andare oltre le chiacchiere da bar, dove spesso «le appartenenze alle diverse tifoserie rischiano di giustificare il proprio razzismo e di vederlo solamente quando se ne e vittime». Senza dimenticare le «storie di straordinaria bellezza», il capitolo che raccoglie gli esempi virtuosi di giocatori che non si sono fatti fermare dal razzismo ma sono diventati campioni dell’integrazione. Perché, come dice Nelson Mandela, «lo sport ha il potere di cambiare il mondo. Ha il potere di suscitare emozioni. Ha il potere di unire le persone come poche altre cose al mondo». E allora, lasciamoglielo fare!

L’autore
Lamberto Gherpelli, già calciatore nelle giovanili della Reggiana, studia da decenni il mondo del calcio nelle sue diverse manifestazioni. Autore di numerosi libri, ha scritto per il Guerin Sportivo e per il Resto del Carlino di Reggio Emilia. Con le Edizioni Gruppo Abele ha pubblicato Qualcuno corre troppo. Il lato oscuro del calcio (2015).

Ufficio Stampa

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