“Ancora oltre la linea”, il nuovo libro-denuncia dell’ex procuratore sportivo Luca Vargiu è disponibile online. Il ricavato verrà donato alla Onlus di Genova “Un cuore grande così”, prefazione del giornalista di Sky Paolo Ghisoni
Tutto ha un prezzo. Anche nel calcio. Specialmente se sei giovane e vuoi emergere a tutto i costi. Vuoi giocare in Lega Pro? Servono 30-35 mila euro. Poi c’è il trattamento “top”, che prevede l’allenamento settimanale con la prima squadra in serie B o anche serie A, con l’esordio in campionato compreso nel pacchetto. Totale: 100mila euro. Ma esistono anche offerte che comprendono una “spinta” per la convocazione nelle Nazionali giovanili (40mila euro). E per i genitori che sono disposti ad aprire il portafoglio non ci sono limiti di età, si può pagare, ad esempio, anche per un anno negli allievi di una società importante. «Non sto inventando nulla - ci spiega Luca Vargiu, che ha lavorato per anni nel calcio giovanile come procuratore e come dirigente sportivo in quello femminile - sono esperienze che ho vissuto in prima persona e che poi ho deciso di raccontare per denunciare e per far aprire gli occhi su tutte quelle situazioni e abitudini che rovinano questo mondo». Sia sul suo blog (pallecalciepallonisgonfiati.wordpress.com) che attraverso una serie di libri. L’ultimo è uscito ufficialmente in versione e-book su Amazon a partire l’11 aprile.

Il Libro
“Ancora oltre la linea - il viaggio nell’inferno del calcio giovanile continua” è di fatto il seguito di “Oltre la linea” del 2016 che tanta curiosità, visti i temi trattati, suscitò tra i vari organi di stampa. Da agente di calciatori che decide di raccontare le porcherie del mondo del calcio giovanile denunciandone i vizi, i sotterfugi, le scorciatoie e molte altre usanze poco lecite - che i più fanno finta di non vedere - non è certo stato facile per Luca Vargiu provare a farsi strada in questo mondo. Tant’è che ora la sua traiettoria pallonara lo ha portato lontano.
Media, genitori, dirigenti e allenatori siete sicuri di stare facendo la cosa giusta? È questa la domanda di base. Le varie storie che si susseguono passano dalla visione del calcio con gli occhi di un bambino a quelli di ragazzi disposti a pagare per giocare, dalle ambizioni di genitori invadenti alle proposte indecenti dei soliti furbastri, raccontando di una piccola calciatrice, di un giovane arbitro donna e dei tanti “immigrati del pallone”. Tornando poi sul tema del vincolo e “rimproverando” i media per l’esaltazione degli esempi sbagliati. Una lettura che, piaccia o meno, mette tutti davanti alla realtà che non vogliamo vedere perché spesso per raggiungere un obiettivo –che tra le altre cose è difficilissimo e lo dicono i numeri – siamo disposti a passare sopra a tutto e tutti utilizzando ogni mezzo. Alla faccia della cultura sportiva e dei valori dello sport.

L’iniziativa benefica
Come nei casi precedenti (“Oltre la linea - Viaggio nell’inferno del calcio giovanile” e “Contrasti - Storie di calcio sospeso”) anche per questo ebook il ricavato sarà devoluto alla onlus “Un cuore grande così” di Genova che raccoglie fondi per acquistare abbonamenti del Genoa CFC da donare ad associazioni che si occupano di ragazzi e ragazze, uomini e donne con disabilità di vario tipo per permettere loro di godersi una partita allo stadio.

Il supporto di Paolo Ghisoni ed Elisabetta Bucciarelli
E quindi? Tutti questi sotterfugi, tutte queste capacità di provare a imbrogliare, trovare scorciatoie, portate avanti da genitori invadenti, procuratori intriganti e direttori sportivi conniventi, dove ci hanno fatto arrivare alla fine come nazione?” É quello che si chiede anche il giornalista di Sky Paolo Ghisoni nella prefazione. La scrittrice Elisabetta Bucciarelli (anche lei presente nel libro con un racconto da bordocampo) analizza invece ai raggi x l’autore. «Uno strano procuratore di calcio, ancora in tempo per cambiare mestiere». Strano perché è stato capace di mettersi in discussione, con le sue modalità da “pallonaro”, senza perdere l’entusiasmo per questo meraviglioso sport e senza dimenticare mai che per i bambini e i ragazzi il calcio è un gioco, maledettamente serio e proprio per questo da rispettare. Tutti leggendo queste righe sono chiamati in causa perché forse non si può proprio più far finta di nulla e abbassare la testa.
L'autore spiega
La mia esperienza da agente di calciatori prima, e di dirigente sportivo poi, mi ha portato a conoscere piuttosto bene il calcio cosiddetto - e pure erroneamente – minore, quello giovanile, quello femminile e il mondo dei dilettanti. Girando sui campi e conoscendo le persone che animano questi mondi ho visto con i miei occhi e vissuto sulla mia pelle situazioni poco chiare. Ho conosciuto personaggi ambigui, dirigenti disonesti, allenatori incapaci, genitori invadenti e disposti a qualsiasi cosa pur di far arrivare il figlio (o la figlia) davanti agli altri. Ho visto una Federazione poco presente e distratta nell’affrontare certi argomenti. Ho sentito tante parole cui non sono seguiti i fatti e mi sono ripromesso di raccontare a modo mio tutto quello che non va perché come uomo di sport non posso accettare questo impoverimento, questa mancanza di valori, il non rispetto delle regole e delle persone. Torno a parlare di calcio quindi, delle porcherie legate al mondo del pallone, dei personaggi da "eliminare" da questo ambiente, delle parole usate a sproposito, degli esempi sbagliati, dei piccoli che giocano e dei grandi che non giocano più divertendosi, dei soliti genitori sempre più ingombranti e pure di un arbitro con un “difetto” molto grave. Sempre a modo mio.

Ufficio Stampa

 

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